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Hangzhou, la città più amata da Marco Polo

 

Amici della Locanda, ecco una nuova puntata de I Viaggi del Galluzzo, la carrellata di bellezza, esperienze e intensità umane provenienti da tutti quei mondi affini alla missione galluzziana.

Questa volta sbarchiamo in Cina, per la precisione in Cina, nello Zhejang.

Anni fa, approfittando della Festa della Luna mi sono concesso qualche giorno ad Hangzhou, attuale capoluogo della provincia dello Zhejang e antica capitale del Celeste Impero sotto la dinastia dei Song Meridionali. Raggiungibile da Shanghai in due ore per mezzo di treni abbastanza dignitosi, Hangzhou è una metropoli dotata di una millenaria tradizione mercantile, non per niente ha un trend di crescita economico senza pari nella Cina contemporanea. Ma al contempo, nonostante sia connotata da una massiccia dedizione professionale e da forti spinte carrieriste, la città ha sviluppato una certa propensione alla bella vita che contagia sia gli abitanti, sia gli inermi visitatori. Non per niente è stata dichiarata recentemente “la città più felice della Cina”, ma già Marco Polo sette secoli orsono affermava “non c'è al mondo città uguale, che vi offra tali delizie così che uno si crede in paradiso”.

Il paradiso di cui parla Marco Polo non è per niente riscontrabile nella parte prettamente urbanistica di Hangzhou, la metropoli propriamente detta, sviluppata senza punti di riferimento, i cosiddetti landmark che in una città come Shanghai potrebbero essere il Bund, Nanjing Road, lo skyline del Pudong. La Hangzhou moderna è piuttosto asettica, dispersiva, costellata in maniera convulsa da qualche sporadico grattacielo qua e là, prestigiosissimi flaship stores, mercatini di merce contraffatta, ristorantini all'ultimo grido dove per mangiare è necessaria un'ora di fila come minimo.

Il vero e proprio cavallo di battaglia di Hangzhou si trova nella parte occidentale della città, ovvero Xi Hu, il Lago dell'Ovest, mondo incantato che col suo dolce abbraccio farebbe capitolare anche l'essere più indurito e cinico del pianeta.

In queste lande così fiabesche sembra impossibile che possa essere passata la Rivoluzione Culturale, ma purtroppo numerosi gruppi di Guardie Rosse sbarbatelle sono venuti a dare qualche picconata all'enorme patrimonio architettonico lacustre, reo di tradizionalismo religioso e, soprattutto, di una colpa troppo borghese come la bellezza.

Ma grazie a successivi e avveduti restauri, la quasi totalità delle ricchezze artistiche di Xi Hu continua con successo a fare pendant con le placide acque del lago, dando luogo ad dolce connubio fra natura e cultura. Nonostante il “famelico” turismo di massa  l'atmosfera rimane serafica a qualsiasi ora del giorno e della notte, ricordando l'armonia emotiva (ma non la morfologia dell'esplorazione) dei miei trascorsi sulla divina Miyajima

Ma il lago di Xi Hu, come ho già detto, non è un'isola. Ma bensì è un lago che contiene isole che contengono laghi.....!!!   Tranquilli, il caldo shanghanese frammisto a smog non mi ha dato alla testa, semplicemente volevo descrivere con efficacia una delle tante peculiarità paesaggistiche di Xi Hu.

 

Ma andiamo con ordine. L'area di Xi Hu  si può dividere in tre cerchi concentrici di esplorazione:

 

PRIMO CERCHIO – IL LAGO

Più che altro io definirei Xi Hu un lago-atollo poiché quasi tutti gli isolotti interni e le sponde delle penisole lacustri sono uniti fra loro da
una ragnatela di ponticelli in pietra e deliziosi lembi di terra artificiali. Sopra questi “fluttuanti” vialetti rialzati è possibile ammirare tramonti da amour fou, carpe rosse giganti e le pagode che spuntano dai colli attorno al lago. Per godere invece di quello che è ritenuto il miglior riflesso di luna piena al mondo, dovrete raggiungere col traghetto (1,50 euro)  l'isolotto Xiao Ying Zhou, cioè l'Isola dei Piccoli Oceani. Il significato del nome è presto detto, al suo interno l'isolotto è occupato per la maggior parte da un laghetto, a sua volta punteggiato da zigzaganti ponti a palafitta e padiglioni buddhisti. Ecco perchè spesso Xi Hu viene descritta sbrigativamente come “il lago con dentro un'isola, l'isola con dentro un lago”. Come ho già detto, dalle sponde dell'isolotto potrete beneficiare del migliore (o perlomeno il più celebre) riflesso di luna piena in natura, grazie ad ottimali condizioni astro-geologiche e alla speciale coreografia di lanterne installate sullo specchio dell'acqua. 

Se avete poco tempo (ma spero di no), un'ottima soluzione per esplorare in toto il lago è rappresentata da romantiche barchette che permettono alle coppiette di dilettarsi per un paio d'ore fra queste placide acque toccate da Dio. I bellissimi panorami a sfondo mistico sono ovviamente inclusi nel prezzo di dieci euro.

 

SECONDO CERCHIO - AI BORDI DEL LAGO

Passeggiare fra i salici piangenti che popolano  le sponde del lago fa ironicamente spuntare il sorriso. Consiglio di “circumcamminare” tutto il perimetro lacustre, ci vorranno quattro, massimo cinque ore, accompagnate da distese infinite di foglie di loto e dall'abbondante tè verde servito nelle teahouse che affollano le coste. In questi “templi” laici a ridosso del lago potrete gustare, secondo dosi e temperature ortodosse, quello che secondo gli esperti è definito lo champagne dei tè verde, il Longjing, un'eccellenza locale dichiarata addirittura tè ufficiale di stato per riunioni, congressi, summit internazionali. Quindi attenti, dà assuefazione.

Altrettanto squisiti sono i ristorantini con vista lago, ma se vi spostate di qualche metro la qualità delle pietanze non cambia e perlomeno risparmiate qualche soldino, che non è male. Consiglio di imbucarvi quindi nella Strada Antica di Qinghefang, viuzza caratterizzata da un caloroso stile edilizio molto tardo-ottocentesco. Qui avrete l'imbarazzo della scelta tanta è l'offerta gastronomica. Qualcuno potrà obbiettare che ovunque in Cina è uno stillicidio di bettole, trattorie, caldarroste, spaghettoteche, ma a Qinghefang è condensato tutto il sapere e i sapori della cucina di Hangzhou, una delle Otto Scuole di cucina del Paese di Mezzo. La sacra cucina di Hangzhou si differenzia dalla cucina agro(ma soprattutto)dolce di Shanghai, poichè prevalentemente agre e spesso letteralmente inzuppata nel succulento  aceto cinese.

 

TERZO CERCHIO - I COLLI INTORNO AL LAGO

Questa parte della visita ha una forte connotazione monastica, difatti i protagonisti sono i san jiao, letteralmente i tre insegnamenti, cioè la troika delle confessioni riconosciute in Cina: confucianesimo, taoismo, buddhismo. 

Nonostante gli anni di severa iconoclastia maoista, oggigiorno le varie dottrine para-religiose cinesi sono più sinergiche e vitali che mai, anche nelle sfumature più superstiziose e misticheggianti. 

Se siete sportivi (ma anche se non lo siete vi farà bene), vi consiglio di raggiungere pagode, tempietti e affini con le biciclette noleggiabili quasi gratuitamente (10 centesimi di euro all'ora!) presso le numerose stazioncine adiacenti il lago. E se siete in coppia sono disponibili pure i tandem. Sono servizi pubblici eccezionali sia sia per il turista appiedato, sia soprattutto per la comunità indigena di Hangzhou, valorizzata nella comunione fra ciclista e natura. 

Non mi dilungo troppo sui templi buddisti e taoisti di Hangzhou, i quali sfiorano l'estetica “less is more” e la genuina bellezza multicolor dei templi giapponesi. Degnissimo di nota è il Tempio Lingyin, la cui struttura, rattoppata col cemento armato, è trascurabile, mentre è imperdibile il percorso naturalistico sulle colline a lato del complesso templare. E' un saliscendi poco faticoso, ma altamente allegorico, attraverso grotte, rami da schivare, liane, infide scalinate; man mano che si va avanti, il cammino viene allietato dalla scoperta di innumerevoli incisioni sacre su pietra, preziose statue e simulacri del pantheon buddista, fra tutti il Buddha che Ride (si, si, quello grasso). Un brevissimo, ma eccitante viaggio di formazione da non mancare.

Particolare anche la Grotta del Drago Giallo, complesso buddhista caruccio, ma niente di che, la cui particolarità è la presenza di qualche santone che ti legge il futuro tramite l'interpretazione di una criptica pergamena acquistabile dietro compenso. Mi ha profetizzato che quest'anno - se mi impegnerò - avrò grandi soddisfazioni professionali. Ah però, che oracolo! Oltre a codesti “mercanti del tempio”, nella Grotta circola una potente diceria alimentata ad hoc che vuole che i tronchi del sacro boschetto di bambù siano cubici. A me risultavano perfettamente cilindrici. Bah!

Per quanto riguarda i templi confuciani ci troviamo di fronte a luoghi di culto laico che esaltano essenzialmente la tradizione, la gerontocrazia, l'apprendimento, ma nonostante le parvenze, nascondono pure importanti tracce di superstizione “pagana” riscontrabili nei seguenti punti:

- Struttura architettonica basata sul Feng Shui, che si legge fon scuei e non "feng sciui" come molti pseudo-orientalisti italiani continuano a bestemmiare. Essa è un'antica arte geomantica che secondo principi cosmologici e cromatici organizza gli spazi esterni ed interni di una casa. La finalità primigenia era, e spesso lo è tuttora, la canalizzazione dell'energia positiva e l'allontanamento degli spiriti malign

- L'omaggio ai limiti dell'idolatria nei confronti di uomini probi, valorosi, rispettosi dell'etica nazionale, pronti eroicamente al sacrificio per il bene della comunità. Uno di questi era Yue Fei, mitico comandante militare cinese, campione di arti marziali e modello di lealtà e a devozione filiale. Fu tradito dai ministri dell'imperatore che lo accusarono falsamente e lo fecero condannare a morte. Ad Hanzhou è ospitato un popolarissimo tempio confuciano a lui dedicato, i cui pezzi forti sono le statue dei traditori in ginocchio rivolti verso il Mausoleo del grande comandante cinese. Inutile dire che i fedeli invasati che affollano il Tempio di Yue Fei sono spesso degli spietati giustizialisti che vengono solo per imprecare (e spesso orinare e sputare) contro le statue dei traditori.

Se siete in visita ad Hangzhou con un tour operator (più che comprensibile vista l'osticità di lingua e scrittura cinese), sicuramente lucreranno su di voi portandovi al Museo della Seta, mero centro commerciale travestito da luogo di divulgazione culturale. Ma non è male. Si può scoprire molto sul mondo del materiale tessile più prestigioso di tutti i tempi, la seta di Hangzhou, importata pure dagli Antichi Romani inconsapevoli che fosse originata da “squallide larve”. Al Museo affermano che una città umida e spesso piovosa come Hangzhou è perfetta per i bozzoli, i quali - caso unico al mondo - contengono addirittura due bachi, invece che uno. E' un fattore straordinario che influisce positivamente sulla qualità e nella resistenza della seta (tale che ci fanno i giubbotti antiproiettile). Forse proprio per questa ragione il buon Marco Polo, che nel profondo era pur sempre un mercante veneziano, amava tanto Hangzhou, la Capitale della Seta. Mi hanno aperto un bozzolo in diretta e posso confermare la presenza di due bachi "gemellini”, che fra l'altro secondo la medicina tradizionale cinese possono essere somministrati come digestivo (puah!). Mentre l'acqua utilizzata per aprire i bozzoli sviluppa importanti proprietà anti-età, difatti le signore attempate del museo dedite alla cura degli involucri vantano mani da ventenni! A parte queste amenità, come ho già detto il museo è innanzitutto una boutique dove acquistare ad ottimi prezzi superbi copriletto dall'immediato piacere tattile, cravatte, pigiami, ecc.,

Successivamente evitate l'agghiacciante mensa del museo, ma piuttosto rifornitevi alla vicina riproduzione di una tipica città cinese sotto la dinastia Song, la Song Dynasty Town. Non perdetevi quest'attrazione fenomenale, soprattutto se avete bambini. C'è di tutto per farvi sentire dei novelli Marco Polo:  costruzioni d'epoca, danze ataviche, finte esecuzioni di condannati, atmosfere ieratiche, mercanti strilloni in costume, bettole primordiali dove mangiare ottimi spaghetti in brodo e tofu fritto, tappezzeria antica tutta rigorosamente di bamboo, l'ufficio postale ( i servizi postali cinesi hanno preceduto di molti secoli quelli occidentali), cavalieri, marinai, pescatori, sommi sacerdoti e ovviamente una gigantesca incisione del Buddha sulla montagna (finta) del villaggio.

in I Diari dell'Orto Visite: 8226 Commenti
Lorenzo sgorga tra i colli umbri, scorre verso nord e ristagna un pò a Bologna; infine confluisce dolcemente nel Turia valenciano. Finalmente, dopo un periodo di gioiosa stasi fra le miracolose sorgenti vulcaniche del Sol Levante e le calde correnti caraibiche, si è lasciato inghiottire dalle acque argentee del Lago Trasimeno...
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