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Il Tao e l'arte di guidare l'auto in Cina

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Amici della Locanda, ecco una nuova puntata de I Viaggi del Galluzzo, la carrellata di bellezza, esperienze e intensità umane provenienti da tutti quei mondi affini al mondo galluzziano.

Questa volta sbarchiamo in Cina affrontando uno degli aspetti della quotidianità più comuni a noi tutti, la guida.

Molti turisti atterrati in Cina, venendo a sapere che il senso di marcia qui è sulla destra, potrebbero tirare un sospiro di sollievo. Alzi la mano infatti chi non ha rischiato di rimetterci le penne mentre attraversava la strada a Londra. E io ho vissuto lo stesso disagio durante la mia lunga cattività giapponese, quando mi rapportavo ad un sistema di circolazione speculare a quello britannico, cioè col senso di marcia invertito. Anche in questo caso ci troviamo di fronte all'ennesima differenza fra Sol levante e Paese di Mezzo, difatti in Cina è obbligatorio guidare a destra, una circostanza a me familiare e che lì per lì mi aveva galvanizzato non solo come pedone, ma anche come ipotetico automobilista.

Ma mi sbagliavo.

Nella giungla d'asfalto shanghanese il pedone è l'anello debole della "catena stradale", una specie in via d'estinzione accerchiata da feroci belve d'acciaio col cuore metallico. D'altronde guidare automobili è un'usanza tutta nuova in Cina. Fino a vent'anni fa Shanghai era nota non tanto come capitale economica, ma bensì come la capitale delle biciclette nel mondo. Questa velocissima transizione verificatasi negli ultimi anni porta con sè un retaggio che emerge prepotentemente quando si prende un taxi e si osserva dall'interno il traffico cinese. Gli automobilisti locali difatti soffrono del "complesso del ciclista" e si comportano sulla strada come se stessero pedalando una bicicletta:

  • Accostano anarchicamente,

  • Seguono tutti più o meno la stessa velocità e un ritmo omogeneo come un gruppo di ciclisti prima della volata finale,

  • Non disdegnano piccole licenze di guida sui marciapiedi o sul senso di marcia altrui,

  • Quando si apre una scia nel traffico molti la seguono come fossero dei cilcisti su strada e miracolosamente riescono a non scontrarsi nonostante la pura istintività della loro guida,

  • Su una strada a più corsie sconfinano spesso e tracciano disegni astratti sul percorso imitando il movimento zigzagante connaturato in chi pedala amatorialmente una bicicletta,

  • Alcuni spesso si "dimenticano" di accendere i fari nonostante sia notte, come se esse fossero l'inutile fanalino di una graziella

Il "complesso del ciclista" si palesa anche nel rispetto atavico che l'automobilista cinese nutre per i portatori di carretti. Coloro che guidano auto vedono nel carretto una "cilindrata" superiore e qualche volta concedono un'ossequiosa precedenza. Tutt'altro atteggiamento viene dimostrato invece nei confronti del pedone, essere miserabile di rango inferiore, che non trova salvezza neanche nelle strisce pedonali,  concepite dagli automobilisti cinesi come qualcosa di prettamente ornamentaleErgo, non sperate che attraversare le strada sulle strisce comporti qualche diritto, nè tantomeno sperate di essere tutelati dall'omino verde nei semafori, difatti qui le auto possono passare pure con la luce rossa se devono svoltare a destra. Quindi quando attraversate col verde date sempre un occhio a sinistra....E mi raccomando, siate decisi! Mai finora mi è successo che, mentre stavo lì lì per attraversare, uno shanghanese motorizzato si sia fermato dinanzi a me facendomi il cenno di passare...no, no, qui o retrocedi o vai avanti, mai tentennare!

Altro fattore da non sottovalutare sono le strade preferenziali per biciclette normali, biciclette elettriche (ne voglio una!) scooterPer buona parte del tessuto stradale shanghanese le corsie per le auto sono affiancate da queste stradine, separate dalla corsia principale tramite una ringhierina verde. Le stradine laterali sono il regno dei mezzi a due ruote, esseri imprevedibili non soggetti ai semafori. Sono pericolosi soprattutto di notte, rigorosamente a fari spenti, come fossero ninja silenziosi e implacabili! Fate attenzione quando attraversate, in primis ai motorini.

Chiaramente sto esasperando tutto per rispecchiare il dramma interiore del pedone non ancora vaccinato alla realtà stradale shanghanese. Il disagio poi viene fortemente incentivato dal traffico impressionante di una megalopoli di quasi 20 milioni di abitanti, un problema che stanno cercando di arginare con la costruzione di autobus dotati di galleria (!) per permettere il passaggio alle vetture più veloci e decongestionare così le arterie stradali.

Shanghai comunque rimane un formicaio metallico, che vede scanditi i suoi ritmi dagli onnipresenti semafori e dalla sinfonia dei clacson (protesi meccanica dei chiassosi cinesi) già udibile alle 6 del mattino (all'inzio, se non abituati, sarà nutrimento per le vostre occhiaie). D'estate poi, nelle zone più trafficate, lo smog crea fra i marciapiedi un magico connubio con il caldo e l'umidità, difficile da metabolizzare senza la resistente pellaccia dei cinesi.

A Shanghai una delle poche zone totalmente pedonalizzata è Nanjing Road, luccicante riserva indiana per pedoni che però, nonostante tutto, nasconde delle insidie motorizzate, ossia i trenini per turisti!

Qualcuno si chiederà perchè, nonostante il traffico caotico e sregolato da me stigmatizzato, nelle strade cinesi si verifichino pochissimi incidenti. La mia spiegazione ha un sapore sociologico con qualche deriva misticista: la guida di un automobile risponde assolutamente a fondamenti del pensiero taoista: l'identificazione-commistione fra uomo e motore crea un tipo non umano, non caratterizzato dal dolore morale, dalla bontà, dall'affetto, ma bensì dalla non-azione (wu wei), la condizione di apertura a tutte le possibilità e anche alle mutevolezze del traffico. La simbiosi fra uomo cinese e auto crea un essere ibrido dove sensibilità e sentimenti sono adeguati alla natura d'acciaio del veicolo e il risultato è una specie di vitalismo elegante e meccanico felicemente estraneo alle debolezze della carne e assolutamente funzionale al traffico asiatico. La volontà dell'automobilista cinese si modella su un comportamento automatico, genuino, che scorre fra le congestionate arterie stradali come se fosse acqua, senza sbavature, in piena armonia col Tao. Il Tao, come il traffico, non comincia e non finisce. Tutto si rimescola continuamente nel mutamento. Niente è stabile. Quando i cinesi sono al volante lasciano che la propria interiorità, una disposizione inconscia, guidi per loro, originando una totale e spontanea collaborazione fra mente e corpo, come se se stessero praticando tai-chi.

Comunque se desiderate girare in macchina in Cina, non vi basterà leggere il Tao Te Ching, testo sacro taoista scritto presumibilmente dal filosofo Laozi. In realtà dovrete ottenere una patente cinese, sfida non proibitiva se seguite le dritte presenti in questa pagina.

in I Diari dell'Orto Visite: 1456 Commenti
Lorenzo sgorga tra i colli umbri, scorre verso nord e ristagna un pò a Bologna; infine confluisce dolcemente nel Turia valenciano. Finalmente, dopo un periodo di gioiosa stasi fra le miracolose sorgenti vulcaniche del Sol Levante e le calde correnti caraibiche, si è lasciato inghiottire dalle acque argentee del Lago Trasimeno...
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