• Home
    Home Qui è dove trovate tutti i post del blog.
  • Categorie
    Categorie Consente di visualizzare un elenco di categorie di questo blog.
  • Tags
    Tags Consente di visualizzare un elenco di tag che sono stati utilizzati nel blog.
  • Bloggers
    Bloggers Cerca il tuo blogger preferito del Galluzzo.
  • Accesso
    Login Modulo Login

L'Arabo Galluzzo

b2ap3_thumbnail_balle-piene-di-fieno.jpg

Il Galluzzo rinnovandosi si trasforma. Sembra che tempo e spazio qui alla Locanda si fermino, in realtà tutto scorre, ma in maniera molto più lenta che altrove. La natura circonda ed è circondata, il verde talvolta sovrasta ed è sovrastato da uccelli, grilli, animali del sottobosco. Eppure, in questa estate a venire, quello che ricorda lo scorrere del tempo, in uno spazio quasi aureo, è il crescere dell’erba, anch’essa verde ma matrigna. “L’erba cattiva non muore mai”, si dice: essa stessa, poverina, non è mai considerata da nessuno perché inonda, ricopre, soffoca. Non permette ad altro (piante, fiori, ortaggi) di crescere nella dovuta maniera. Eppure anche lei è verde, anche lei ha i suoi fiori. Lei sa che gli altri non la amano, e come una fenice che risorge dalle sue ceneri, caparbia e testarda, ogni volta che viene tagliata, strappata, mutilata, ricresce come prima e più forte di prima. Nulla può però di fronte ad una macchina che la schiavizza, ad un sole che la essicca, a qualcuno che la costringe asfittica in cilindri pressati. Nonostante la sua condizione, però, l’erba sa bene che in quella maniera, servirà lo stesso a qualcosa: a sfamare sotto forma di fieno un animale, o a formare, impastata a puro sterco, stallatico di qualità che permette ad altre piante – non solo del suo stesso genere, ma di qualsiasi tipo – di crescere.

Ecco la sua generosità, che nessuno apparentemente vede, nemmeno gli amanti dei diamanti (da cui, parafrasando qualcuno, non cresce nulla)! E sa anche bene che, come la fenice di prima, al suo posto ne diverrà altra, più verde e più forte.
Ogni morte, d’altronde – si sa – non è fine a se stessa, poiché, dal momento in cui si nasce, alla vita si accompagna, presto o tardi, la morte.
Una Dolce Signora che, per sua natura, fa paura ma fa anche riflettere: e che magari dalla paura nasca la certezza che la fine fisica non è nulla, poiché ogni morte – come quella dell’erba – è trasformazione in qualcosa di diverso, e, tutto sommato, di superiore in funzione e apertura di coscienza (non è vero che l’erba singola diventa e foraggio e letame per qualsiasi altro tipo di pianta?).

in I Diari dell'Orto Visite: 4978 Commenti
blog comments powered by Disqus

Lago Trasimeno e dintorni

I cookie vengono utilizzati per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e su come eliminarli, leggi la nostra Informativa sui Cookie