Per quanto storicamente e geograficamente variegata, l’Umbria ha un forte carattere unificante riscontrabile nella sua marginalità  dalle cose e dalle vie nazionali, fattore che ne ha preservato genuinità umana,  misticismo e armonia paesaggistica.

I migliori itinerari in motoI migliori itinerari in moto

Di conseguenza l’Umbria non è certo una terra di passaggio. Non ha le infrastrutture per questo scopo, ma neanche la vocazione. In Umbria ci si deve voler andare!

Strade tortuose, meravigliosamente attorcigliate, con curve strette e ripidi tornanti. Borghi medievali, scrigni d'arte e di storia arroccati su uno sperone roccioso o sulla sommità di un monte: l'Umbria e un paradiso per i motociclisti. In questa sede  vi presentiamo  i migliori itinerari che possono essere facilmente percorsi in giornata e di cui si è cercato di far risaltare, oltre ai connotati motociclistici, anche
le peculiarità del territorio, quelle da cui nasce desiderio di farne una meta, la ragione di un viaggio.
La scelta dei percorsi suggeriti è ricaduta spesso su strade secondarie, tenendo in grande considerazione la piacevolezza della guida e l’offerta paesaggistica.

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DAL LAGO TRASIMENO AL MONTE SUBASIO

Lunghezza tragitto
 234 km

Località di partenza 
Castiglion Del Lago (PG)

Località di arrivo 
Assisi (PG)

Per godersi un po' di lago, bisogna percorrerne il periplo, dove è possibile, evitando il raccordo autostradale che abbraccia la sponda nord e parte di quella orientale. Castiglione del Lago il punto ideale di partenza; il paese ha origini romane, ancora rintracciabili nella struttura del centro storico e sorge su promontorio che nell'antichità era un'isola maggiore. Tra i vari eventi, in primavera spicca Coloriamo i cieli, voli di fantasiosi aquiloni e mongolfiere variopinte. Il lago "vero", quello 'atmosfera malinconica, si trova tra San Savino e Torricella, sotto il monte proteso verso I'isola Polvese. Passignano  si anima, l'ultima settimana di luglio, con il Palio delle Barche, storica del duello tra le due famiglie perugine degli e dei Baglioni. A Tuoro, dove spicca su un prato il Campo del Sole, museo a cielo aperto con sculture in pietra serena, si lascia il lago per spingersi fino a Gubbio. La città non ha bisogno di presentazioni: sulle falde del Monte Igino, è tra i più antichi dell'Umbria e conserva una ricchezza d'arte e architettonica di incomparabile valore. Una visita approfondita il Palazzo dei Consoli, del Museo Civico, il Palazzo Ducale, splendida Cattedrale e il Teatro romano.

Procedendo verso Assisi, cresce l'aspettativa, anche per via dei paesaggi che, tra il Parco Regionale del Monte Cucco, scorre il tratto umbro della Flaminia, l'Altopiano di Colfiorito e il Parco del Monte Subasio, l‘aspetto di mete grandiose, quasi da conquistare. Questo è il valico di Colfiorito, un enorme catino ondulato di terra rossa e fertile dove si coltivano legumi, fra cui la famosa lenticchia e la cicerchia, le cipolle e la patata rossa. A quest' ultima è dedicata una sagra nella seconda quindicina di agosto. La SP77 che attraversa il Parco di Colfiorito è bellissima e invita alla guida sportiva; ma è polverosa e i camion da cava che vi transitano frenano le velleità. Anche Foligno e Spello non hanno bisogno di presentazioni: a Foligno,Palazzo Trinci spita la Pinacoteca, il Museo archeologico e un curioso Museo dei Tornei, delle Giostre dei Giochi. Fuori porta, l'Abbazia di Sassovivo, su uno sperone roccioso e immersa nella lecceta, ha un suggestivo chiostro romanico e una loggia affrescata. A Spello si può mancare la visita alla cappella Baglioni, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, gli affreschi del Pinturicchio. In tuffo nel Parco del Monte Subasio l'ultimo passo prima di fare ingresso alia citta di San Francesco. Assisi è avvolta da un'aurea mistica e da un senso di grande pace, nonostante la gran folla di turisti che in qualsiasi stagione arriva per visitare le basiliche di San Francesco Santa Chiara.

Il percorso in generale è facile, adatto a tutti i tipi di moto e scooter. È bene sapere che il valico di Colfiorito è interessato dalla costruzione di una nuova strada (in avanzataopera, fine  2013) che unisce Muccia a Foligno e corre quasi totalmente in gallerie. Ciò comporta un discreto traffico di camion da cantiere ed eccessiva di polvere sulle strade.


SOTTO I CIELI DEI MONTI MARTANI

Lunghezza tragitto 281 km

Località di partenza 
Orvieto (TR)
Località d’arrivo Narni (TR)

L'Umbria vera, quella verde, quella dei borghi medievali le cui mura custodiscono arte, storia e tradizioni, parte dalla scenografia del Duomo di Orvieto e si perde sui crinali, guarda sulla valle del Tevere, segue il Nera e culmina nella citta del Gattamelata, Narni.

Per molti Orvieto è rimasta la meta di una delle prime gite scolastiche: allora, prima di inforcare la moto, si toma a rivedere con occhi adulti gli affreschi del Signorelli nel Duomo romano, si raggiunge il leggendario Pozzo di San Patrizio, si sfila davanti alle botteghe artigianali per raggiungere la Torre del Moro si raggiunge il leggendario Pozzo di San Patrizio, sfila davanti alle botteghe di artigiani per raggiungere la Torre del Moro.  Poi via; fuori dalla città si spalanca un mondo verde, così come è l'Umbria nell'immaginario collettivo; a chi mancasse il blu del mare basta sollevare gli occhi al cielo per restarne incantato. La statale Umbro Casentinese apre il viaggio in una serie infinita di curve con il massimo divertimento nei pressi di Ficulle, dove un gran numero di motociclisti affollano il bar all’inizio del paese ogni domenica. La si abbandona a Monteleone, per piegare verso Montegiove, su una provinciale solitaria, ben attorcigliata per assecondare la fisionomia dei monti. Il tracciato ripido sembra perdersi, poi supera il Poggio Spaccato e si fa grandiosamente panoramico nella corsa verso la cima del Monte Peglia. Ancora in solitudine, tra il verde e il blu, ci si immette sulla strada che lambisce il Parco Fluviale del Tevere, curva, si sale e si scende fino a scorgere, in lontananza il profilo inconfondibile delia citta di Todi. II Lago di Corbara si allarga improvviso dalla valle del Tevere; la sponda più regolare è occupata da filari d'uva che si spingono, su un tappeto di fiori bianchi, quasi fin sull'acqua.

Amelia interrompe la corsa solitaria verso sud: si passeggia nel borgo entro Ie mura poligonali, tra palazzi nobiliari e la Torre Civica. La via verso Todi sfiora la Foresta Fossile di Dunarobba, meta che merita una sosta. L’area della magica foresta era già negli anni Trenta era ampiamente sfruttata per la produzione di lignite, cui l'interesse è decaduto con l'avvento di nuovi combustibili. Negli anni Ottanta, un risvegliato interesse geologico ha reso possibile la valorizzazione delia foresta che oggi si presenta con tronchi fossili giganteschi, il cui diametro varia da 1 a 4 metri e la cui altezza raggiunge anche gli 8 metri dal suolo. Una cinquantina di alberi perfettamente conficcati nel terreno, che appartengono a una specie estinta di sequoia che occupava l'area dai 3 ai 2 milioni di anni or sono. La foresta, sotto la tutela delia Soprintendenza dei Beni Archeologici, è visitabile solo accompagnati dal personale autorizzato, tutti i giorni meno il lunedì e a seconda della stagione

Dopo la Foresta Fossile si corre a incontrare i Monti Martani, per intero lungo la dorsale dalla statale 316, che prende il nome dal massiccio montuoso. Sono ancora i borghi a spezzare la corsa sotto i cieli infinitamente blu: a Cursulae visita il sito archeologico dell'antica città romana; San Gemini è un grazioso borgo non distante dalle famose fonti. Infine è imperdibile la passeggiata che da Cesi sale al MonteTorreMaggiore, vetta più elevata dei Monti Martani: nell'area archeologica in cima sono visibili i resti di un tempio italico. L’Umbria più verde si saluta infine a Narni, la Rocca Albornoziana e il Ponte di Augusto: la visita alia città ipogea, con la chiesa protoromana.



VOLANDO FRA NORCIA E LE FORCHE

Lunghezza tragitto 162 km

Località di partenza e arrivo Norcia (PG)

Questa itinerario montano, che privilegia lo spettacolo delia natura umbra in tutto il suo splendore, tocca solo due centri importanti: Cascia, famosa per il Santuario di Santa Rita, e Norcia, celebre per ben altre ragioni, che inducono a privilegiarla come tappa di partenza e arrivo.

Norcia è una piccola e splendida città, il cui centro storico, con le botteghe di artigianato, le cioccolaterie e le norcinerie, un irresistibile invito a sostare, acquistare, passeggiare. Per questo abbiamo pensato un itinerario che passi e ripassi dalla città delle cento parrocchie, la quale garantisce ai suoi visitatori sempre magnifiche sorpresedi natura artistico-gastronomica. Norcia e l’unica città di rilievo che si incontra oltre a Cascia che, per via del Santuario, è più ad accogliere un massiccio turismo religioso. II resto è natura, valloni e montagne dove la primavera tarda ad arrivare e l'inverno e duro: stiamo parlando delIe Forche, solitari e deserti che, appena superati, si immergono in un panorama completamente diverso, ma ancora selvaggio, vuoto di presenze. La salita alla Forca di Ancarano inizia nell'abitato di Norcia: la SP476 porta in 6 chilometri lungo la parete del Monte Patino a coprire un dislivello di 400 metri. Oltre la forca si scorre lambendo il Parco dei Sibillini; solitudine viene spezzata solo dall'incontro con l'Abbazia di Sant'Eusebio , poco oltre, con la graziosa località di Preci. II paesaggio cambia lungo il corso del fiume Nera, dove la strada si stende in una valle ampia ma altrettanto deserta, abitata solo da qualche gregge di pecora. Poi si stringe e si attorciglia nella valle del Tisino; sale ripida a scavalcare le pendici del Monte Maggio e si snoda tortuosa e lenta fino a Poggiodomo epoi a Monteleone di Spoleto.

La Forca di Rua La Cama si raggiunge con poco panorama, ma molto divertimento: la strada ha un buon fondo con curve da raccordare e è priva di traffico. Più ripida nella discesa verso Cascia, a un primo falsopiano attacca una bella serie di tornanti. I tracciati che uniscono Cascia a Norcia sono uno più bello dell’altro e vanno percorsi in un anello ideale in cui si vorrebbe continuare a girare. Procedere verso la Forca di Chiavano può suscitare indimenticabili e variegate emozioni: il fondo stradale e in pessime condizioni, simile a tòle ondulèe, richiede di stabilire una giusta velocita per limitare i sussulti. Si incrociano solo poche case sparse, costruite nel niente dopo i danni del terremoto: sembrano casette di villeggiatura, ma in realtà sono Ie abitazioni degli agricoltori che hanno perso l'identità rurale. Tuttavia, il paesaggio è affascinante e sprigiona magnetismo. Il panorama, stretto tra le pareti dei monti, non fa percepire l'altitudine della Forca, a 1140 metri. Così ci si affretta verso la Forca di Civita; più alta, 1227 metri, la più panoramica, la più selvaggia, la più bruciata dal sole o dal vento: si guida allegri, ma si guarda lontano. Immancabile! Sotto una lunga serie di tornanti, nei pressi di Savelli, tri ruderi delia bramantesca Chiesa della Madonna della Neve, quasi totalmente crollata durante il terremoto del 1979, ma di cui restano due pareti affrescate. Norcia è di nuovo lì, dopo un lungo tratto rettilineo, con i norcini, le botteghe, il calore di un centro vivace dopo tanto viaggiare solitario.

L'itinerario non e eccessivamente lungo in termini di chilometri, ma la difficolta delle strade, strette e tortuose, dilata i tempi di percorrenza: bisogna tenerne conto nelle mezze stagioni, quando le ore di luce sono poche.


Lago Trasimeno e dintorni

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