“Il monastero, per quanto possibile, si deve costruire in maniera tale che tutte le cose e le attività necessarie, cioè l’acqua, il mulino e le diverse arti, siano esercitate dentro il monastero e non ci sia necessità di andare a vagare fuori, cosa che non giova al loro animo” (San Benedetto).



L’Hortus conclusus dei monasteri medievali era un giardino chiuso in una cinta muraria ove si coltivavano piante medicinali e alimentari atte a soddisfare i bisogni della comunità. Le immagini tramandate dai codici miniati e le coeve fonti letterarie ce lo descrivono come luogo fantastico senza tempo, dove un variegato universo simbolico confonde il reale e l’immaginario  ed in cui ogni particolare richiama con nostalgia la primitiva beatitudine dell’Eden. Il muro del complesso monastico offriva riparo e allontanava il male, segnando la netta separazione fra terra coltivata e terra selvaggia, tra ordine e caos ed era il luogo in cui la natura, protetta dai pericoli esterni, poteva reinventarsi Paradiso Terrestre. I monaci, dedicandosi al giardino, ritempravano il proprio animo con la visione quotidiana del Paradiso perduto e promesso. 
L’Hortus conclusus è dunque un luogo segreto e fantastico, che a Perugia trova la sua traduzione nell’Orto Medievale inserito tra le importanti vestigia storiche dall’Abbazia di San Pietro a Perugia. L’Orto è un vero e proprio Locus ameno scarsamente frequentato e quindi doppiamente piacevole per chi ha tendenze naturalistico-spirituali accentuate.
Si tratta di un luogo simbolico, magico,  che attraverso una passeggiata racconta la filosofia che è alla base di un giardino monastico medievale. Tutta l’organizzazione degli spazi e la disposizione delle piante è stata realizzata sulla base di criteri religiosi e culturali, dando luogo a una bucolica summa di simboli grazie a cui possiamo rispondere a quesiti esistenziali della vita quotidiana e scoprire la relazione tra se stessi, la Natura e il sacro.



Il visitatore intraprende sin dall’inizio un viaggio ideale attraverso le più svariate tipologie di piante che rappresentano le tappe evolutive, culturali, spirituali dell’uomo. Il percorso comincia dal Giardino e termina nella basilica dell’Abbazia sviluppandosi nelle seguenti fasi:
-    Stato primordiale (Giardino dell’Eden)
-    La Colpa (Bosco Sacro)
-    La Razionalità (Hortus Sanitatis)
-    Il Dominio (Podium)
-    La Creatività (Hortus Holerorum)
-    La Comunità (Porta medievale)
-    La Religiosità (Chisotro)
-    La Cultura (Facoltà di Scienze Agrarie)
-    L’Estetica (Campanile)
-    La Santità (Basilica di San Pietro)

Il Giardino dell’Eden

La prima parte dell’Orto è una libera ricostruzione del Giardino dell’Eden. Un’ampia aiuola recintata da una da una bassa siepe di bosso di forma ellittica, rievoca l’uovo cosmico, la cellula primordiale progenitrice di ogni essere vivente. Attorno ad essa i quattro fiumi: Ghihon, Pison, Tigri ed Eufrate, alludono al liquido amniotico da cui la vita ha avuto origine. Al centro di un cerchio non chiuso, per significare il mondo in espansione, c’è l’Albero Cosmico progenitore di tutti gli alberi, in questo caso rappresentato da una magnolia. Il raggio del cerchio è tre metri, numero non casuale, in quanto il tre è il numero perfetto che rappresenta la completezza del tempo (passato, presente, futuro), i Re Magi, i continenti conosciuti nel Medioevo e ovviamente la Trinità.

L’Uovo Cosmico è attraversato da due viali che tagliano il Giardino formando una croce, affinché il pellegrino, percorrendo i sentieri, svolga simbolicamente un viaggio nella fede cristiana. A sua volta la croce forma delle sezioni, ben quattro un altro numero carico di significati legati questa volta alla Natura: stagioni, punti cardinali, elementi vitali. Come se non bastasse ogni sezione è divisa in tre parti, formando così dodici spicchi rappresentanti i segni zodiacali, le tribù del popolo di Dio, gli apostoli e le ore del giorno e della notte. L’asse principale della croce raggiunge l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, simboleggiato in questo caso da un fico, piccolo, anonimo, ma dai frutti tentatori. Ne sanno qualcosa Adamo e Eva…


Al centro dell’Eden vi è un ottagono sopraelevato, simbolo di purificazione, ascesa e rigenerazione, che delinea un monte sulla cui vetta è posto un olivo, allegoricamente l’Albero della Luce e della Scienza collegato alla Passione di Cristo e alla pace.

Lucus

Nel Medioevo il termine Lucus indicava un bosco sacro con radure. Ogni monastero ne ospitava uno dentro le mura a rappresentare un angolo naturale dove i monaci potevano distrarsi. Era il regno delle piante ad alto fusto e dall’alto valore spirituale come cipressi, querce, sempreverdi, cedri, noci.

Hortus Sanitatis

Questa parte non è una rappresentazione del Paradiso Terrestre, ma di certo è un paradiso per gli ipocondriaci. Noto come Giardino dei Medicamenti, questo orto della salute ospita un centinaio di specie medicinali conosciute sin dall’antichità, dalle più note a quelle meno conosciute.

Hortus holerorum

Ora stiamo attraversando l’orto delle piante alimentari e aromatiche, di quelle finalizzate a insaporire la mensa dei monaci. La  grande importanza dell’influsso astrale sui ritmi biologici delle piante viene sottolineata dalle sette aiuole simboleggianti i sette pianeti conosciuti nel Medioevo.

Podium

Il Podium è ciò che resta di un vecchio torrione dalle mura cinquecentesche. Da esso si gode una splendida vista su alcune località umbre, il cui nome si può individuare grazie alla Tavola delle Ricerche.  Accanto c’è una Meridiana che permette di scoprire l’antica lettura dell’ora solare. Appena sotto il Podium troviamo il Theatrum, una struttura semicircolare che funge da aula all’aperto. Proseguendo il percorso, si giunge di fronte alla porta medievale dove comincia un tratto in salita che, oltre a essere sinonimo di elevazione spirituale, rappresenta l’uscita dell’Orto. Ma c’è ancora un bosco da attraversare, ma non uno qualunque, bensì un fantastico bosco di pietra creato dall’arte umana: il Portico delle Stelle.

La basilica

Il viaggio allegorico prosegue ora dentro la basilica: al suo interno lascia di stucco la  navata centrale e il lisergico soffitto a cassettoni. Le pareti sono abbellite da opere d'arte grandiose, come un paio di quadri attribuiti al Vasari e altri capolavori di artisti come Mino da Fiesole, Ventura Salimbeni e ovviamente Pietro Vannucci detto il Perugino. L’altare  maggiore è adorno di marmi e di bronzi, mentre il coro in legno è all’unanimità considerato il più bello d’Italia per la preziosità degli intarsi.

Fuori svetta il maestoso campanile a punta conica che ben si differenzia da quello altrettanto alto, ma spuntato, di San Domenico. In tutti i casi, entrambi sono landmark ben visibili da qualsiasi prima periferia perugina. Il Campanile di San Pietro venne eretto nella seconda metà del secolo XIII e sin da allora ne venne ammirata in tutta Italia la “ghirlanda”, una bella balaustra in metallo dorato che correva sopra il primo cornicione.

La Basilica di San Pietro a Perugia si trova a Perugia lungo Borgo XX Giugno, e tale convivenza è paradossale in quanto la via è per vocazione una delle strade più anticlericali del mondo. In questa zona di Perugia le truppe dei reggimenti svizzeri inviate da papa Pio IX attaccarono i cittadini che si erano ribellati al dominio dello Stato della Chiesa, procedendo all'occupazione della città, al saccheggio e al massacro di civili. In ricordo delle stragi e delle oppressioni pontificie, alla strada fu dato il nome del giorno in cui avvenne la carneficina, il 20 giugno del 1859. Lungo la via c’è pure un monumento ai caduti che sottolinea l’orgoglio antipapalino della città.



Nonostante la posizione sia per certi versi sfavorevole, si possono spezzare lance a favore di San Pietro in quanto la sua certosina attività monastica ha svolto una funzione laica di grande utilità, e non solo per Perugia. Oltre all’Orto Medievale, l’abazia ospita al suo interno  la Facoltà di Agraria, la quale senza dubbio condivide con l’Università per Stranieri la sede accademica più bella del contesto perugino. Inoltre San Pietro è stata la culla di scienze quali meteorologia e sismologia: dentro queste sacre mura venne concepito il primo pluviometro per la misurazione delle acque metereologiche, e sempre qui Padre Bina ha inventato il primo sismografo meccanico. Dentro l’abazia viene tuttora ospitato un osservatorio sismografico di notevole livello, visitabile per scopi didattici e turistici.

Poco distante dall'Orto Medievale si trova l'Orto Botanico laico (se così si può definire): molto grande, bello, slegato da qualsiasi prescrizione veterotestamentaria e, tanto per non farsi mancare niente, contenente anche un giardino alpino, un giardino zen e un laghetto con piante ombrofile. 



Appena usciti dalla chiesa, sulla sinistra, si trovano i Giardini del Frontone che da sempre sono il punto di partenza della nota Marcia della Pace Perugia-Assisi. Verdissimo e silenzioso, il Frontone è una piacevole passeggiata all’ombra  di lecci secolari che termina su un terrazzone panoramico su Assisi e il Monte Sabasio. Inoltre d’estate vi è la riproposizione su maxischermo della passata stagione cinematografica, con tutte le sere un film diverso all’aperto, sotto le stelle dell’Umbria. Magia!


Lago Trasimeno e dintorni

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