Cittadina cosmopolita come una grande metropoli, Perugia è il capoluogo della regione Umbria, ma al contempo è celebre come capitale mondiale della cioccolata, del jazz, del giornalismo e dell’integrazione fra stranieri. Come mai? Semplicissimo. Perugia,  grazie a eccezionali circostanze architettonico-monumentali e alle tranquillizzanti dimensioni a misura d’uomo, offre la cornice perfetta per kermesse di notevole impatto come Eurochocolate, Umbria Jazz, Festival Internazionale del Giornalismo…senza scordare che fra le mura perugine è nata la prima Università per Stranieri in Italia.

Ma attenzione, Perugia è un po’ fuori dal contesto della viabilità nazionale e pertanto è tutto fuorché una terra di passaggio (piuttosto è il punto di partenza per scoprire l’Umbria). Il consiglio sincero è quindi di visitare la città con la disposizione d’animo per un viaggio più lento alla ricerca di emozioni vere, come d’altronde invita a fare lo stesso Henry James: « Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno

Ma quale è il segreto della bellezza di Perugia? Indubbiamente l’armonia di tanti contrasti tutti appollaiati in una piccola altura che domina il Tevere. È un piccolo mondo dove si incontrano e si amalgamano molteplici realtà millenarie in un groviglio tentacolare di stradine misteriose, viuzze in pavé, monumentali, scalinate infinite, chiese sconsacrate che accolgono negozi, facciate neoclassiche, scale mobili, campanili, torri signorili, archi etruschi e  incantevoli dove il tempo sembra essersi fermato.

Il viaggio nel capoluogo umbro non può che partire da quei  Champs-Élysées in salsa tartufata rappresentati da Corso Vannucci. Il Corso (così viene comunemente abbreviato dai perugini) comincia a Piazza IV Novembre, epicentro sociale e monumentale della città dove sorgono la Fontana Maggiore, la Cattedrale di San Lorenzo e il Palazzo dei Priori,  trittico urbano ben amalgamato nonostante le potenti asimmetrie. Le scalette del duomo ospitano “posti in prima fila” dove contemplare l’imperfetta simbiosi fra Fontana e Palazzo dei Priori. In questo caso il Duomo sarà alle vostre spalle e voltandovi noterete una basilica incompiuta sulla falsariga della più celebre Basilica di San Petronio a Bologna. Nonostante ciò, sono splendidi i fregi e le colorazioni bianco/rosee dei materiali costruttivi e la sua semplicità si sposa divinamente con la dolcezze armonica della Fontana e l’imponenza quasi arrogante del Palazzo Dei Priori.

Fra le altre cose nei paraggi c’è l'entrata al Pozzo Etrusco che, con l’impressionante colpo d'occhio verticale profondo ben 36 metri, vale i 2,50 € del biglietto. Con lo stesso ticket inoltre è possibile visitare il Cassero di Porta S.Angelo e la cappella di S.Severo affrescata da Raffaello (la parte superiore) e dal Perugino (la parte inferiore).

Tornati a Piazza IV Novembre è impossibile resistere al fascino della Fontana Maggiore, che per 800 anni ha portato acqua e concordia sociale nel Centro Storico. Per secoli la Fontana è stata anima e  cuore della città e non solo per l’approvvigionamento idrico garantito, ma soprattutto per la sua carica simbolica impareggiabile: composta di due fontane sovrapposte, entrambe ornate da numerosi bassorilievi, il monumento presenta molteplici simboli sacri e profani. Ponendosi di spalle al Palazzo dei Priori si possono cominciare ad osservare le coppie di formelle della vasca inferiore raffiguranti i mesi dell'anno sottoforma di mestieri e i relativi segni zodiacali. Seguono le formelle delle arti, dove sono rappresentate la storia di Roma e la dicotomia grifo-leone che sintetizza l’eterno rapporto di amore e odio fra l’autonomista Perugia (grifo) e l’ingerente Stato della Chiesa (il leone). Una conca di bronzo retta da tre figure femminili completa questa meraviglia le cui decorazioni sono opera di Nicola e Giovanni Pisano.

Ma non può esistere Fontana senza la preminenza gotica del Palazzo dei Priori -  ora sede municipale - che dentro la  maestosa struttura in travertino ospita il Collegio del Cambio (da vedere la sala affrescata dal Perugino) e la Galleria Nazionale dell’Umbria.Per chi è appassionato di pittura italiana sarà una vera rivelazione un giretto in Pinacoteca, la quale espone moltissime opere che coprono un arco temporale che va dal 1200 al 1600. Onnipresente nei libri liceali di storia dell’arte è la grandiosa tela di Piero della Francesca, il Polittico di Sant'Antonio, che trova ottima compagnia fra alcune opere del Beato Angelico e moltissime del Perugino (ça va sans dire), alias Pietro Vannucci, il padre artistico di Raffaello.


Usciti dal Palazzo dei Priori, comincia la vasca (così viene definita dai perugini la passeggiata lungo il Corso) rallegrata da una moltitudine di giovani di provenienza multietnica che vivacizzano l'ambiente, mentre i perugini, all'inizio riservati e diffidenti, si aprono successivamente in una garbata amicizia mai litigiosa, all’insegna del rispetto del prossimo.

Bersi un caffè seduti su un tavolino lungo il Corso, deliziati dai raggi di un amichevole sole primaverile, è un piacere che dà senso a tutta la vita.  Altrettanto libidinose sono le coppette cariche di cremosa bontà  che si possono assaporare alla gelateria artigianale Gambrinus: fanno letteralmente spuntare il sorriso. E d’inverno? La soluzione c’è e si chiama Cioccolateria Augusta Perusia: una tazza fumante di cioccolata artigianale scalda tutto, soprattutto il cuore.

Il Corso sfocia felicemente ai Giardini Carducci, il belvedere classico da cui la vista abbraccia la valle del Tevere e la valle umbra, ma pure la troika campanili cittadini composta da Santa Giuliana, San Domenico, San Pietro. Magnifico panorama, ma non il migliore.

Oltre il Corso, Perugia ospita al suo interno una città dimenticata, troppo spesso cannibalizzata da un vialone principale capace di oscurare in toto un delizioso dedalo di vicoletti medievali,  improbabili volte a botte e folli scalinate che rimandano alle incisioni di Escher. Prendendo spunto dalla retorica antica si può in effetti affermare che Corso Vannucci  sia la sineddoche visiva del Centro Storico, capace cioè di essere una parte per il tutto: il Corso è Perugia e Perugia è il Corso, e ciò vale sia per la percezione del forestiero, sia per quella della gente locale. E di questo ruolo si può fregiare più di quanto  potrebbero osare la Avenuedi Manhattan, Las Ramblas di Barcellona  o il Bund di Shanghai.

Ed è ovvio, nessuno vuole togliere la leadership di Corso Vannucci negandone l’affermata funzione di longilinea agorà locale, ma consigliamo di abbandonarsi a passeggiate alternative altrettanto magiche.

Cominciamo innanzitutto coi viaggi nel tempo, per la precisione col viaggio in un futuro passato (o in un passato futuro). Si, perché dai vicini Giardini Carducci c’è l’ingresso alla Rocca Paolina, simbolo del potere papale su Perugia, almeno fino all’annessione della città al Regno d’Italia. Infatti in seguito la mastodontica fortezza venne quasi completamente demolita dal popolo come rappresaglia a secoli di vessazioni pontificie. Dell'antica Rocca rimasero solo i sotterranei del Palazzo Papale, successivamente interessati da lavori di rimozione conclusi nel 1965 che regalarono al pubblico una "città sotterranea" di grande fascino, soprattutto a partire dal 1983 quando i labirintici corridoi della fortezza vennero attraversati da scale mobili che tuttora uniscono la zona extramurale con l'acropoli etrusca. Insomma, grazie a questo innesto tecnologico la Rocca Paolina è un viaggio post-moderno nel tempo. Per di più i suoi grandi e singolari spazi sono utilizzati, durante l'anno, per diverse manifestazioni gastronomiche, mercatini artigianali e mostre d’arte.

E non sono solo gli adulti ad apprezzare questa suggestiva cittadella cavernosa, ma soprattutto i bambini , spinti da senso dell’avventura e curiosità, impazziranno nel dedalo sotterraneo divertendosi a cercare sentieri e tesori nascosti.

Sbucati fuori dalla Rocca, nella zona extramurale sottostante l’acropoli, si può conoscere e ammirare la deriva razionalista della città, quella figlia del Ventennio, osservabile in primis nel fu Cinema Lillie nell’Hotel Sangallo.

Sul versante opposto di Corso Vannucci comincia un’altra passeggiata-itinerario molto più panoramica e storicamente eclettica, in equilibrio fra influenze etrusche, romane, romaniche e neoclassiche. Oltrepassato il Duomo salite sulla stradina a destra diretta verso la parte più alta della città, Porta Sole. Lungo il percorso,  poco prima di raggiungere la sommità, c'è "Il Birraio", dove sostare in serata per assaggiare l’ottima birra di loro produzione. Il belvedere, posto a ben 494 metri di altezza,  regala in basso a sinistra il palazzo dell'Università per Stranieri, di fronte Assisi, mentre sulla destra sorgono le mura medievali che racchiudono uno dei cinque antichi borghi. Che meraviglia, soprattutto quando tutto viene abbracciato da tramonti tipici dell’amour fou.

Dalle pendici di questo Parnaso contemporaneo scendono (se avrete voglia di scendere) degli scalini diretti a Piazza Grimana, importante crocevia urbano dove è riassunta la tradizione architettonica perugina: neoclassico, romanico e etrusco, rappresentate in ordine da Palazzo Gallenga (elegante casa dell’Università per Stranieri), l’Arco Etrusco e la Chiesa di San Fortunato

Se dopo tante emozioni vi venisse un languorino (ma sarebbe meglio avere lo stomaco vuoto viste le esagerate porzioni umbre) , è consigliabilissimo Dal mi cocco:  prezzi bassi, grande ingozzate a base di strangozzi fatti a mano, torta al testo a volontà e un rapporto più che genuino con il personale.  Poi, a scopo digestivo, risalite verso l’Acropoli passando a destra dell’Arco Etrusco e  imboccando la spettacolare Via Battisti che, quasi sull’orlo di un precipizio,  viene percepita come una corda tesa in equilibrio fra mura etrusche, il romantico acquedotto medievale e centinaia di colorati tetti irregolari. Una carrellata lunga tre millenni!
 Si sbuca nella pittoresca Via Volta della Pace, la cui piccolezza è inversamente proporzionale alla grandeur ale dei numerosi arconi che la scavalcano. Non mancatela, ci ringrazierete.

Un altro suggestivo percorso parte sempre dalla piazza principale: è una passeggiata di notevole fattura artistica-spirituale avvalorata dalla presenza nel sentiero dei tre campanili che rendono celebre lo skyline perugino: Sant’Ercolano, San Domenico e San Pietro. Per iniziare il percorso è necessario scendere dall’Acropoli passando per la strada in lieve discesa di Via Oberdan, anche se prima è meritoria una tappa fondamentale per chi ama colazioni robuste: all'Antica Latteria ( in corso Baglioni) il cappuccino e la brioche con la panna artigianale sono un rito irrinunciabile per chi lavora nel Centro Storico.

Usciti rinfrancati dalla Latteria, si imbocca una strada che ha tutte le potenzialità per giocarsi il ruolo di vice-Corso Vannucci senza minacciarne l’egemonia. Stiamo parlando di Via Oberdan, un tempo strada di grande rilievo, poiché faceva letteralmente (in virtù della pavimentazione rossocromata) da fille rouge  fra  l’acropoli e la cittadella sottostante (detta “la Kasba” durante i primi del novecento). Ciò accadeva  prima che le scale mobili della Rocca Paolina assolvessero a tale scopo. Ma Via Oberdan sta riconquistando  punti, soprattutto ora che funge da “foce” del percorso minimetropolitano; quindi la riqualificazione dei magnifici arconi  medievali sottostanti rivalorizzerebbero l’unica passeggiata in grado di avvicinarsi timidamente a Corso Vannucci. Su tali premesse, ed in virtù della sua vocazione commerciale (il  suqpiù variegato del Centro Storico), Via Oberdan è uno scrigno di bellezza che si apre ogni volta che se ne affronta il percorso sinuoso a seduttore. Da lì si raggiungono le scalette di Sant’Ercolano, alla cui base si eleva la chiesa dedicata a uno dei tre Santi Patroni della città(gli altri due sono San Costanzo e San Lorenzo).

Si prosegue dritto per un centinaio di metri verso San Domenico, la più grande chiesa perugina, la cui immensità sottolinea l’importanza in locodell’ordine dominicano che, nell’ottica anti-assisana del comune, faceva da contraltare al nascente ordine francescano. All’interno tutto è infinito: la navata è talmente vasta da mozzare il fiato e fa pendant con il finestrone gotico multicolor altro non è che la più grande vetrata del mondo. Da brividi.

Se non venite colti da un’improvvisa Sindrome di Stendhal, proseguite sempre dritto verso la Basilica di San Pietro l’arco medievale omonimo.

La Basilica di San Pietro a Perugia si trova lungo Borgo XX Giugno, e tale convivenza è paradossale in quanto la via è per vocazione una delle strade più anticlericali del mondo. In questa zona di Perugia le truppe dei reggimenti svizzeri inviate da papa Pio IX  attaccarono i cittadini che si erano ribellati al dominio dello Stato della Chiesa , procedendo all'occupazione della città, al saccheggio e al massacro di civili. In ricordo delle stragi e delle oppressioni pontificie, alla strada fu dato il nome del giorno in cui avvenne la carneficina, il 20 giugno del 1859. Lungo la via c’è pure un monumento ai caduti che sottolinea l’orgoglio antipapalino della città.



Nonostante la posizione sia per certi versi sfavorevole, si possono spezzare lance a favore di San Pietro in quanto la sua certosina attività monastica ha svolto una funzione laica di grande utilità, e non solo per Perugia. Fra le tante cose l’abazia ospita al suo interno un delizioso Orto Botanico Medievale e la Facoltà di Agraria, la quale senza dubbio condivide con l’Università per Stranieri la sede accademica più bella del contesto perugino. Inoltre San Pietro è stata la culla di scienze quali meteorologia e sismologia: dentro queste sacre mura venne concepito il primo pluviometro per la misurazione delle acque metereologiche, e sempre qui Padre Bina ha inventato il primo sismografo meccanico. Dentro l’abazia viene tuttora ospitato un osservatorio sismografico di notevole livello, visitabile per scopi didattici e turistici.

Alla chiesa si accede attraversando il chiostro e al suo interno lascia di stucco la  navata centrale e il lisergico soffitto a cassettoni. Le pareti sono abbellite da opere d'arte grandiose, come un paio di quadri attribuiti al Vasari e altri capolavori di artisti come Mino da Fiesole, Ventura Salimbeni e ovviamente Pietro Vannucci detto il Perugino.

Fuori svetta il maestoso campanile a punta conica che ben si differenzia da quello altrettanto alto ma spuntato di San Domenico. In tutti i casi, entrambi sono landmark ben visibili da qualsiasi prima periferia perugina.

La basilica ha il vanto di custodire al suo interno il già citato Giardino Botanico Medievale, locus ameno scarsamente frequentato e quindi doppiamente piacevole per chi ha tendenze naturalistico-spirituali accentuate. L'orto medievale è la migliore traduzione tangibile della regola benedettina.

Il Monastero era infatti immaginato separato dal mondo reale, anzi, doveva ricrearne uno completamente autonomo e sufficiente.  Per questo era prioritaria la gestione e le celebrazione dell’acqua, non tanto per irrigare gli orti e ricavare  tutto quel che era necessario per i monaci, ma anche in chiave allegorica:  la Regola di San Benedetto prescrive che all’interno del monastero si trovino sempre riserve d’acqua, un pozzo (la Sorgente della vita) o un albero simbolico (l’Albero della Vita della Genesi) dal quale far partire quattro sentieri d’acqua disposti in maniera cruciforme, a memoria dei quattro fiumi del mondo primordiale che secondo il primo libro della Bibbia circondavano l’Eden.  In buona sintesi questo orto è la riproduzione - chissà quanto fedele - del Paradiso Terrestre. E proprio come il Paradiso Terrestre, nell’orto c’era (e in parte c’è) tutto per il sostentamento autarchico dell’abazia: piante aromatiche e salutari per la cura del corpo), legumi, ortaggi, alberi da frutto per la mensa comune e fiori per l’altare. 
Poco distante dall'Orto Medievale si trova l'Orto Botanico laico (se così si può definire): molto grande, bello, slegato da qualsiasi prescrizione veterotestamentaria e, tanto per non farsi mancare niente, contenente anche un giardino alpino, un giardino zen e un laghetto con piante ombrofile. 



Appena fuori dalla chiesa si trovano i Giardini del Frontone che da sempre sono il punto di partenza della nota Marcia della Pace Perugia-Assisi. Verdissimo e silenzioso, il Frontone è una piacevole passeggiata all’ombra  di lecci secolari che termina su un terrazzone panoramico su Assisi e il Monte Sabasio. Inoltre d’estate vi è la riproposizione su maxischermo della passata stagione cinematografica, con tutte le sere un film diverso all’aperto, sotto le stelle dell’Umbria. Magia!

Bene, il giro può dirsi concluso, ma ricordate che per visitare Perugia è altamente consigliabile lasciare l'auto nei pressi dello Stadio Renato Curi, a Pian di Massiano, dove il Minimetro porterà velocemente verso il centro della città. Oppure, nella groviera di cunicoli sotterranei cittadini, trovano spazio anche alcuni parcheggi multipiano dai quali, tramite comodi ascensori o scale mobili, si può essere "scodellati" al centro della città. Non vi arrischiate a raggiungere l’acropoli con mezzi propri, sia perché alcune zone, quelle più alte, sono spesso a traffico limitato e a rischio multa, sia perché potreste infilarvi e rimanere incastrati in alcune stradine medievali non compatibili con buona parte delle auto moderne.

Ultimissima cosa: Perugia è il luogo ideale da cui spostarsi per visitare l’Umbria più magica. Nelle immediate vicinanze troviamo l’Ipogeo dei Volumni, ove è presente la tomba di una famiglia patrizia che rappresenta il top archeologico per chi vuole avvicinarsi alla cultura etrusca. Tappe inconsuete, ma cariche di significati per l’architettura moderna, sono la sgargiante Mediateca Sandro Penna progettata da Italo Rota e, vicino alla Stazione di Fontivegge, la metafisica Piazza del Bacio creata da Aldo Rossi. 
Poi a due passi c’è il lago Trasimeno e le sue tre isole. Altrettanto vicina è Assisi, sulla quale si potrebbero spendere un'infinità di parole. Ad un passo, una visita la meritano Spello e Todi che, arroccata sul suo colle, è assolutamente da non perdere. Altrettanto belle Spoleto, Bevagna e tutti gli altri paesi dell'Umbria.
 Ciascuna ha la sua storia e il suo fascino, non si può sbagliare.


Lago Trasimeno e dintorni

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